Afrotopia
Il progresso biologico di un elemento non può prescindere dai dati che sono in potenza e successivamente in atto nel percorso naturale di tutti gli esseri. Il progresso non può essere infinito o gestito senza tener conto dei limiti presenti e connaturati ad un organismo vivente. Con queste parole l’economista senegalese Felwine Sarr esprime un progetto di sviluppo consapevole che diverge completamente dalla prospettiva liberista cui è legato l’occidente. Il suo recente libro ( 2018) ha un titolo che nasce dalla crasi di Africa e utopia, generando quindi Afrotopia, un’idea quindi progressista, da contrapporsi a quella purtroppo nota di afro-pessimismo, e ben centrata sulla cultura e sulla specificità dei comportamenti culturali delle popolazioni africane.
Nel testo vengono presentati temi assai utili per comprendere questa realtà: in primo luogo l’economia relazionale che accorda il primato alle relazioni personali e comunitarie, alle relazioni di qualità tra gli individui, valide per se stesse. Il denaro può essere una conseguenza, ma non è l’obiettivo, questo il perno economico e culturale per Sarr, che mira alla demistificazione dell’ eldorado occidentale e dei suoi miti.
La pratica sociale dell’ubuntu, io sono perchè noi siamo,si fonda sull’essenza sociale dell’individuo, privilegia il bene comune e il rispetto dell’umanità dell’altro. Secondo il contributo di Wole Soiynka, premio Nobel per la letteratura nel 1986, occorre evitare le trappole della biblioteca coloniale e riferirsi alle fonti delle culture africane, mediante un self apprehension, un apprendimento attraverso di sé, senza riferimenti a modelli importati.
L’dea di utopia africana non è un concetto vuoto perchè irrealizzabile, non vuole indicare un percorso diretto al nulla, al nessun luogo, al contrario è una indicazione che nella giusta ricerca di tracce per il futuro, si guarda bene dal seguire le proposte di progresso e modernità occidentale
Lo scrittore Sami Thack, in una frase lapidaria, riassunse la situazione così: quando è che smetteremo di fare del passato degli altri il nostro futuro?