You are currently viewing Ruth

Ruth

La casa del pane

La mensa di Dawit era dignitosa, sempre disponibile era l’enjera che non rifiutavo, ma mangiavo di malavoglia a piccoli bocconi, con le mani, senza posate. Pur accettandola, non mi piaceva.

La conversazione cadeva spesso sul valore del cibo, sui principi nutritivi del teff, il cereale di grande importanza nell’altipiano, proprio nella ricerca quotidiana della sopravvivenza. Dawit era molto abile nei colori, nel disegno, nell’arte il lavoro domestico era però compito della moglie che preparava i pasti del giorno.

La coppia iniziò a parlare in amharico, con frasi in inglese per farmi capire. Nella conversazione comparve un nome di donna, Ruth, originaria della terra di Moab, rimasta vedova, ma ancora per scelta vicina alla suocera, Noemi, che la condusse a Betlemme, cioè alla “casa del pane”. Entrambi etiopi, ortodossi copti, osservanti stavano conducendo anche me nella storia biblica del libro di Ruth, con riferimenti alla festa della pentecoste ebraica che celebrava la mietitura, il rinraziamento per la raccolta delle primizie. In mezzo a qualche malinteso linguistico emergeva il significato delle messi, unito all’erranza di due profughi, Ruth e la suocera, che ritornavano a casa, dopo aver abbandonato i campi dei moabiti.

Le due donne, una delle quali straniera in terra israelita, si recavano mestamente a Betlemme, dove speravano di trovare accoglienza e pane.

Non si era giunti ancora al significato vero della storia che si stava rivelando, a poco a poco. Ruth si mise alla ricerca del grano, indispensabile per la vita, si mise a raccogliere le spighe rimanenti dove già erano passati i mietitori e riuscì a trovare ancora qualcosa per sé e per Noemi, era il dono tacito dei mietitori.

Era tradizione infatti che una parte del raccolto fosse lasciato per le spigolatrici, perchè anche loro potessero avere il frutto della terra che non appartiene agli uomini, ma solo a Dio. Non osai esprimere perplessità, forse sarebbe stata necessaria una condivisione più ampia dei beni, ma ogni narrazione ha radice nel suo tempo. Dawit mi fece capire la giustizia di quella visione ancestrale che non toglie ai ricchi, e soddisfa anche le esigenze dei poveri. Era affascinato dalla generosità dei mietitori e del padrone del terreno, soprattutto perché Ruth era una straniera, ma venne aiutata nella mietitura come le altre spigolatrici. Venne chiesta in moglie da un uomo ricco del villaggio che la sposò, anche se moabita. Su queste storie sapienziali, antiche e profonde si poggiava la visione di Dawit e di sua moglie. Un racconto delicato, modellato sulla cultura ebraica molto prossima alla religione copta.