Romanzo di Abdulrazak Gurnah
IL termine “paradiso” suona in modo ironico in questa storia di iniziazione percorsa da un giovane povero, ceduto dal padre per sanare i debiti contratti con un ricco mercante. La presenza del mercante di cui è a servizio dà forma al romanzo perché nei viaggi a suo fianco il ragazzo affronta situazioni difficili, giunge a contatto con uomini spietati, conosce la violenza, l’inganno, la perfidia.
Da un punto di vista geografico – territoriale il giovane protagonista compie il viaggio verso l’interno dell’isola di Zanzibar, abbandona il mare e, in modo particolare, un piccolo giardino in cui ama trascorrere le poche ore di libertà dagli impegni di lavoro presso l’emporio, sempre al servizio del commerciante cui è legato da un rapporto di schiavitù.
Il viaggio nella zona interna segna la perdita di innocenza, è una via di conoscenza della vita con i suoi rischi e le sue perdite, è un percorso proficuo all’interno di se stesso. Parallelamente egli è costretto ad affrontare le difficoltà prodotte dal colonialismo, in sintonia con molti romanzi di Gurnah.
Il testo scende ancora più a fondo nell’indagare il contrasto culturale e religioso fra la componente araba e quella politeista indiana, entrambe presenti nell’isola di Zanzibar.
Il giardino rappresenta quindi la soluzione intima per la vita difficile del ragazzo, è il suo luogo d’elezione a cui spesso ritorna per incontrare il vecchio giardiniere saggio e silenzioso, la guida di cui ha bisogno. Rappresenta il suo “paradiso”, secondo una visione ancora ingenua, un “Eden” che
che si è fissato nella mente, l’unica soluzione che si prospetta per lui. E’ un personaggio descritto con delicatezza, l’emblema di una Africa divisa fra miseria, incertezza, con forti difficoltà al suo interno, in lotta con passato e presente.
