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Iniziazione

Percorso di ricerca iniziatica

La narrazione ha nel contesto della cultura africana un valore molto alto, soprattutto nella dimensione del racconto orale nelle famiglie, nei villaggi , ovunque esista una trasmissione di insegnamento per comunità anche piccole. Spesso vengono narrate fiabe, con messaggi morali o percorsi iniziatici formativi per giovani da istruire alle regole della comunità e alla cultura dei clan. Sono molto seguite, sono tramandate di padre in figlio come patrimonio sapienziale e costituiscono un importante strumento nelle scuole dei villaggi dove non esistono, in molti casi, programmi definiti.

Spesso a raccontare sono i saggi e gli anziani, i gruppi spontanei ascoltano in silenzio senza porre domande per non turbare il prestigio e l’autorità del narratore. La storia, la leggenda è ricca di simboli e metafore, è un modello per mostrare come si deve agire nella vita, è raccontata nel tempo presente, la voce narrante incarna il tempo del “primo narratore” e coincide con il personaggio per rendere reale la vicenda al pubblico.

Un antropologo maliano, Amadou Hampatè Ba, già presente in queste pagine, ha trascritto un’ importante opera appartenente alla cultura fulbe del Mali, “Kaydara”, definendone i molti aspetti che la rendono un percorso iniziatico per giungere al cospetto di una divinità, Kaydara, e coglierne gli insegnamenti dopo un viaggio sotterraneo ricco di simboli da interpretare e prove da superare. Tre personaggi, tre uomini, affrontano il viaggio di conoscenza , ma soltanto uno di loro, il vero iniziato, riesce a raggiungere la luce, la verità.

Affrontano la fatica, la fame, i pericoli, devono seguire i messaggi della divinità tarvestita nei panni di un mendicante che indica loro la strada, soprattutto devono vincere i comportamenti che ostacolano la via verso il bene, cioè il sospetto, la precipitazione e l’avarizia.

Il mito si svolge nell’ambito di un pantheon in cui il dio creatore è Gueno che agisce mediante le sue “emanazioni” di cui Kaydara è un esempio. E’ quest’ ultimo a rendere chiari i simboli nascosti negli animali incontrati nel viaggio iniziatico, a mettere in luce le ambiguità molteplici del camaleonte, del pipistrello, dell’otarda, del caprone e di altri. E’ un mendicante, sotto le cui spoglie si cela Kaydara, a definire “ventisei gradi di ambiguità”dei personaggi. Ognuno di essi ha un significato notturno e uno diurno, uno positivo e uno negativo, entrambi contribuiscono a definirne la complessità.

Un tratto comune con altri miti e leggende è la vittoria spirituale che passa attraverso la rinuncia e la privazione. Hammadi, l’iniziato, rinuncia infatti spontaneamente a tutto l’oro ricevuto dal dio Kaydara, per riuscire vittorioso in tutte le prove. Veramente interessanti sono inoltre alcuni passaggi, di valore universale, nel contrapporre il valore della ricerca della verità alla semplice misurazione del reale.

Ecco quanto afferma, a tale proposito, un personaggio, una emanazione di Kaydara: ”Quante cose i figli di Adamo devono vedere nella loro vita! Sapranno contare, misurare, pesare tutto quello che è concreto e palpabile; quanto all’ultima essenza delle cose e dei fatti bisognerebbe che andassero a sedersi ai piedi di Kaydara che ne conosce la natura e sa classificare i fenomeni.” Un tema veramente importante nel definire la differenza fra filosofia e altre forme del sapere.